Tenera è la notte, capolavoro di AMBIENTAZIONE che segnò il declino di Francis Scott Fitzgerald

Come risolse il problema dell’ atmosfera per coinvolgere il lettore Francis Scott Fitzgerald in Tenera è la notte nella Francia degli anni venti? Con l’ambientazione! AMBIENTAZIONE? La storia è una prerogativa dei luoghi e dei personaggi, del loro modo di esprimersi e del loro gergo dialettale, delle loro abitudini, del loro modo di viviere il territorio. Certo nei favolosi anni venti mi tiri fuori la Costa Azzurra in quel di Cap d’Antibes per forza che ci si ferma ammagliati ad ammirare il paesaggio insieme all ‘autore, vivendo un viaggio di picaresche avventure. Poi negli anni il mondo aveva caratteristiche diverse proprio in quegli anfratti, la gente aveva una sola preoccupazione in testa: divertirsi, divertirsi e ancora divertirsi! Certo questa è la cupola dive si svolgerà la storia, ma poi dopo c’è il famoso scheletro del dinosauro, se nella storia ci metti solo la testa senza le vertebre finali della coda il rimpimento non funzionerà e il tutto rimarrà mutilato. E se sei un ambizioso romanziere tieni conto che solo dopo aver scritto la tua storia che funziona (e la cosa non è semplice) devi ricominciare da capo perché senza una revisione critica hai solo fatto il cinquanta per cento del lavoro. Certo, all’ inizio se devi farti le ossa ti conviene ripiegare sul racconto che ha una revisione più gestibile che puoi controllare. IIn fondo il lettore percepisce che dall’ altra parte ha a che fare con un pittore che dispensa pennellate di sfondo dove a breve i personaggi ne combineranno di tutti i cfolori, ma la situazione contestuale è già tratteggiata (il contenitore) e siamo catapultati negli ambienti giusti per assaporare i contenuti. E’ facile stregare l’interlocutore con il sapore della salsedine marina o con il fraseggio dell’ acqua che sbatte su un corpo che si bagna eh?! Per chi conosce la storia ci sono all’ interno del racconto degli elementi autobiografici da parte di Fitzgerald che ricordiamoci doveva fronteggiare nel mondo reale una grave malattia mentale dell’ amatissima moglie. Francis non superò i 44 anni di età, prerogativa spesso degli autori americani che scrivevano più o meno nello stesso periodo e che affogavano i loro dispiaceri nell’ alcol. Ottenne il successo con di qua del paradiso divenendo l’idolo dei giovani ma anche presto ricco e famoso, cosa che gli consentì viaggi in Europa e la permanenza in Francia e a Parigi con la sua amata Zelda Sayre che sposò. La sua produzione era caratterizzata da una cronaca del suo mondo reale, quello delle feste e dell’ euforia spensierata fatta di appagamenti sensoriali, uno stile anticonformista e romantico tipica di quella generazione anni venti che tante analogie ha anche con Hemingway di cui era amico. Era un esponente della lost generation e il declino iniziato con Tenera è la notte avvenne in concomitanza con il tracollo nervoso della moglie, che lo costrinse a ripiegare sul lavoro di sceneggiatore a Hollywood dove non riuscì a ottenere grandi risultati ma lascio in eredità gli “ultimi fuocchi” completato poi postumo dall’ amico Edmund Wilson. Del resto che cosa può fare l’ambientazione nel sottovalutato romanzo maledetto “Tenera è la notte” dell’ epoca lo possiamo immaginare. I sensi durante l’estate sono sollecitati in fondo parliamo della stagione degli amori. Le vacanze sono sinonimo di libertà e di libera espressione. Il mare invita a lasciarsi andare. La bellezza del paesaggio si fa specchio dell’ interiorità dei personaggi e in tenera è la notte diventa una esplosione di vitalità grazie alla spiaggia al mare e al sole! Da notare come Fitgerald nello scritto che segue dosa sapientemente gli aggettivi quasi a voler suggerire il sapore di certe situazioni e farcele assaporare! Se azzecchi l’ambientazione se già a buon punto caro aspirante scrittore anche se difficilmente potrai arrivare in tempi brevi all’ eleganza stilistica del maestro Francis Scott Fitgerald!

 

Sulla bella costa della riviera francese, a mezza strada tra Marsiglia e il confine italiano, sorge un albergo rosa, grande e orgoglioso. Palme deferenti ne rinfrescano la facciata rosata, e davanti a esso si stende una breve spiaggia abbagliante. Recentemente è diventato un ritrovo estivo di gente importante e alla moda; dieci anni fa, quando in aprile la clientela inglese andava verso il Nord era quasi deserto. Ora molte villette vi si raggruppano intorno; ma quando questa storia incomincia, soltanto i tetti di una dozzina di vecchie ville marcivano come ninfee in mezzo ai pini ammassati tra l’Hotel des Etrangers di Gausse e Cannes, cinque miglia più in là. L’albergo e quel luminoso pezzetto di stuoia che era la spiaggia, erano una sola cosa. La mattina presto l’immagine lontana di Cannes, il rosa e crema delle vecchie fortificazioni, le Alpi purpuree che cingevano l’Italia, venivano gettate nell’acqua e giacevano tremolanti nei gorghi e negli anelli spinti alla superficie dalle piante marine attraverso la limpida acqua bassa. Prima delle otto un uomo scendeva sulla spiaggia in un accappatoio azzurro, e dopo molte applicazioni preliminari di acqua fredda sul corpo, e molti brontolii e molti sospiri, si agitava un minuto in mare. Quando se ne era andato, spiaggia e baia restavano in pace per un’ora. Qualche mercantile arrancava verso occidente sull’orizzonte; i fattorini dell’autobus gridavano nel cortile dell’albergo; la rugiada asciugava sui pini.Un’ora dopo le trombe delle macchine incominciavano a suonare dalla strada tortuosa che costeggiava la bassa catena dei Maures, che divide il litorale dalla vera e propria Francia provenzale.

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