I fantasmi di Pietro Ghizzardi alla mostra sulla follia a Gualdo Tadino

A giudicare dall’ esigua mole di informazioni presente su Wikipedia digitando Pietro Ghizzardi l’utente medio condominiale, il neofita della mostra che c’è a Gualdo Tdino fino a fine Ottobre 2016 dedicata alla follia con Ligabue a contendergli il podio, rimane spiazzato. Forse il curiosone di turno si aspettava di vedere un lenzuolo infinito di informazioni e anche delle immagini invece il tutto si riassume in poche righe. Che vorrebe dire che questo artista non ha movimentato le discussioni tra i critici e gli esperti del settore? Niente affatto, basta guardare le immagini che si materializzano a suo nome e saltano fuori un marasma di figure femminili a volte horror, a volte erotiche, a volte inquietanti e a volte colte di sorpresa da una telecamera mobile che l’artista padano mette davanti ai loro volti per spiare di nascosto cercando di cogliere in quelle apparizioni speranze e illusioni, sofferenze o aspettative. Quello di Pietro Ghizzardi é uno stile naif introspettivo, guarda dentro il pittore e non fuori come fa Ligabue cercando paesaggi epici dove urlare le sue frenesie. Incontriamo prevalentemente volti femminili quindi nella sua opera, che diventano spesso malinconici fantasmi prismatici, permeati da tormento. Modelle che turbano, ossessioni ricorrenti: ma Ghizzardi é anche uno scrittore che viene esaltato nel 1977 come opera narrativa prima al premio Viareggio, una autobiografia pubblicata dieci anni prima da Einaudi intitolata MI RICHORDO ANCHORA e nota introduttiva a firma Cesare Zavattini. Un mistero questo pittore contadino il cui bandolo della matassa si può solo districare visitando la mostra segnalata in un link precedente da Umbriaway Consulting, la tua web agency di fiducia che amplifica il brand delle risorse locali all’ insegna del motto: risorse da scoprire e valorizzare. Ghizzardi é una risorsa panteista in cui si nasconde un mondo. La curiosità é d’obbligo!

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